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AYURVEDA
AYURVEDA (Ayus=vita Veda=conoscenza)

Nel Sutrasthana del Charaka Samhita (il primo testo classico scritto dell’Ayurveda) si dice che Ayus è la combinazione dei Panchamahabhuta e del Jiva.
Sia per Charaka Samhita sia per Sushruta Shamita, l’Ayurveda non è semplicemente un sistema di medicine per curare malattie e squilibri nel corpo, l’Ayurveda è soprattutto maestra di conoscenza di una filosofia di vita onnicomprensiva, che tratta e descrive la scienza e la tecnologia del fenomeno della Creazione (Utapatti) della Preservazione (Sthiti) e della Emancipazione (Visarjana) del processo di vita universale.
Inoltre, essa non si occupa della vita umana soltanto a partire dal momento del concepimento, ma anche dalle origini di Karma e Samskara delle vite precedenti; Karma e Samskara che il corpo eredita e porta con sé fino alla vita attuale e che di nuovo porterà con sé nella prossima vita dopo la morte.
Al momento del decesso i Prana (soffi) abbandonano le spoglie mortali, che tornano a fondersi nei Panchamahabhuta.
Successivamente, il Jiva entra in un corpo nuovo, generando una nuova esistenza.
Il nuovo corpo è ancora una combinazione dei Panchamahabhuta, Atman e dei Samskara delle vite precedenti che il Jiva si è guadagnato. Solo in base a questo una persona può essere considerata viva.
I Samskara sono il risultato dei karma, cioè di tutte quelle azioni compiute in vita. Esse danno la loro impronta all’anima e si riflettono nella mente di ogni individuo.
È tramite i Karma che in noi si generano tutte le impressioni, sia di gioia dei sensi sia di dolori, di sofferenze fisiche e mentali.
Nella vita di tutti i giorni, noi ci limitiamo a vivere una realtà illusoria, che ci coinvolge sempre nel Karma e nei frutti che da esso derivano.
Secondo l’antica conoscenza vedica, l’universo intero è dunque costituito da cinque elementi basilari chiamati Panchamahabhuta. Essi sono: Akasha (etere), Vayu (aria), Teja (fuoco), Jala o Apas (acqua) e Prithivi (terra). Tutte le attività dell’intero universo, Karma e Samskara, funzionano e sono governate dalle combinazioni e permutazioni che avvengono all’interno di questi cinque elementi fondamentali.
Lo stesso principio si attua identico all’interno del nostro corpo.
Di conseguenza, il corpo umano ricostruisce in sé l’esatta rappresentazione della struttura completa dell’Universo, in dimensioni ridotte.
Il corpo fisico è controllato e governato da tre elementi (Tridosha) dei Panchamahabhuta, precisamente da Vata (aria), Pitta (fuoco) Kapha (acqua). Allo stesso modo il corpo psichico è controllato e monitorato da tre qualità (Triguna) che sono Sattva, Rajas e Tamas. Sarà per altro utile prendere in considerazione gli aspetti fisiologici del funzionamento del corpo attraverso uno studio comparato degli altri sistemi moderni di medicina, come l’Allopatia e l’Omeopatia.
Nell’Ayurveda il sistema diagnostico è basato sulla Prakriti, la natura fisica, che nel suo funzionamento è totalmente dipendente dal funzionamento dei Panchamahabhuta.
D’altra parte la scienza medica moderna considera la cellula come struttura base del corpo umano. Tuttavia, questo è, solo a prima vista, contraddittorio; in realtà, si può essere in grado di capire che la teoria della cellula della scienza moderna altro non è che una elaborazione della teoria dei Tridosha, esposta in maniera diversa. Comunque, nessun sistema medico è veramente completo, né può essere considerato a se stante, in quanto si trova necessariamente in una condizione di complementarietà rispetto agli altri, soprattutto per quanto riguarda il problema della sofferenza nella malattia. Ma si deve tener presente che la scienza ayurvedica offre il vantaggio di spingersi molto al di là del limitato obiettivo di curare il malato.

I PANCHAMAHABHUTA E IL CICLO DELLA VITA

Secondo la filosofia vedica, le forme dell’Universo hanno avuto origine dalla non-forma, detta anche Avyakta, o non visibile. Purusha e Prakriti sono le due componenti di Avyakta. Questa visione della vita si trova spiegata nel Samkhya Darshana (una dei sei punti di vista della filosofia indiana).
Avyakta possiede due qualità che si ritrovano poi riflesse in Vyakta (Jiva o corpo vivente): Buddhi (intelletto), e Ahamkara (Ego e Io).
Ahamkara è di tre tipi di energie potenziali: Sattvica (Pura), Rajasica (dinamica) e Tamasica (letargica, statica).
Sattvica + Rajasica, combinate insieme, producono undici Indriya, i cinque organi di senso (occhi, naso, orecchie, lingua, pelle), i cinque organi di movimento (mani, piedi, retto, organi genitali maschili e femminili e lingua) e manas (mente).
I Panchamahabhuta, gli elementi fondamentali che sostengono l’intero Universo, sono le percezioni che avvengono in noi per mezzo dei nostri cinque organi de senso.
Gli occhi, per esempio, ci aiutano a vedere le cose, e la loro attività è definita Rupa (il percepire e le forme). Ciò che è visto dagli occhi, corrisponde alla percezione di Tejas.
L’attività del naso è detta Gandha (Odorato) e il Mahabhuta corrispondente è Prithivi. L’attività delle orecchie è Shabda (Suono) e il Mahabhuta corrispondente è Akasha. L’attività della pelle è Sparsha (Tatto) e il corrispondente Mahabhuta è Vayu. Rasa è percepito dal quinto organo de senso, la lingua, e il suo corrispondente è Jala.
Secondo la filosofia vedica, dunque, si può dire che tutto l’universo, e il suo funzionamento corrisponda alla percezione che noi ne abbiamo, attraverso i cinque organi di senso.
I tre Mahabhuta che predominano nel corpo sono Vata (Vayu e Akasha) Pitta (Agni o Fuoco) e Kapha (Jala o Acqua e Prithivi).

DOSHA DHATU E MALA

Secondo la Charaka Samhita, il funzionamento del corpo umano dipende da tre fondamentali fattori che regolano tutto il sistema patologico, fisiologico e matabolico del corpo: 1) I tre Dosha, 2) i sette Dhatu, 3) i cinque Mala.
Fino a che la situazione dei tre Dosha si presenta ben equilibrata, anche il processo di trasformazione dei sette Dathu avviene in maniera automatica e senza difficoltà, e i cinque Mala vengono espulsi dal corpo normalmente. Tutti i disturbi causati dai cambiamenti, dalle permutazioni e dalle combinazioni di questi tre fattori nel corpo, sono in ultima analisi i responsabili dei problemi di salute o di disturbi psicosomatici. Sono il risultato dello squilibrio, decadenza o diminuzione, o di interferenze, dei tre fattori basilari: Dosha, Dhatu e Mala. Gli effetti negativi prodotti a causa di uno spostamento del corretto equilibrio di Vata, Pitta o Kapha preavvisano l’arrivo di qualche guaio.

Vata:
Ha una natura dinamica e regola tutti i movimenti che si svolgono all’interno del corpo. Interviene a facilitare il processo della respirazione. Tutti i bisogni fisiologici sono controllati da Vata. Gioca un ruolo importante nel funzionamento degli organi di senso e degli organi di movimento. Anche il funzionamento di diverse ghiandole interne è sotto il suo controllo; inoltre presiede alle emozioni, sensazioni, come la freschezza, il nervosismo, la paura e il dolore. Nel caso di eccesso di aggravamento di Vata lo troviamo in accumulo nell’intestino, nella cavità pelvica e nelle cosce. È generato da Akasha e Vayu.

Pitta:
È il fuoco, l’energia che si genera nel corpo. Governa e controlla la digestione, l’assimilazione, la nutrizione, l’assorbimento, il metabolismo e la temperatura corporea. Dal punto di vista psicologico è collegato a emozioni come la rabbia, l’odio e la gelosia. Pitta è formato dal fuoco (Agni) e dall’acqua (Jala o Apas).

Kapha:
È una combinazione di Prithivi e di Jala. Il ruolo di Kapha è di incrementare l’armonia della struttura fisica. Fornisce forza e resistenza all’organismo. Aiuta a tenere ben lubrificate le articolazioni del corpo. La sua sede è nel petto, nella gola, nel naso e nello stomaco. Fornisce energia a tutto l’organismo.

I DHATU

I sette Dhatu sono: 1) Rasa (sei tipi di succhi essenziali che aiutano il processo digestivo); 2) Rakta (l’emoglobina del sangue); 3) Mansa (tessuto muscolare); 4) Medha (tessuto adiposo); 5) Ashti (tessuto scheletrico); 6) Majja (midollo); e infine Shukra (sperma maschile e ovulo femminile).
  1. RASA: Vi sono sei rasa: Madhura (dolce); Amala (aspro); Lavan (salato); Kattu (piccante); Tikta (amaro); Kashya (astringente). Tutti hanno particolari proprietà chimiche, biologiche e fisiche, determinano azioni e reazioni che portano alla formazione nell’organismo dell’altro Dathu, Rakta (sangue). Quando i Rasa non si trovano in un rapporto equilibrato per via di disordini presenti nei Dosha, allora compare la malattia. Le disarmonie di Vata danno sintomi di secchezza, di dolore sotto forma di prurito, scricchiolii nelle ossa o giunture. Nel caso di disarmonie di Pitta possono comparire macchie o bollicine sulla pelle; infine Kapha, in stato di disordine, produce rigidità generale o localizzata.

  2. RAKTA: La sede di Rakta è nel fegato, nella milza, nei vasi sanguigni e nei muscoli. La sua funzione fondamentale è di supportare la vita. È responsabile del mantenimento della temperatura corporea, e aiuta la formazione del Dhatu che lo segue: Mansa. Quando il Rakta Dhatu è in squilibrio di Vata, produce pallore, sensazione d’atrofia, stasi e ostruzione. Quando invece la causa è Pitta dà sensazione di bruciore e addirittura Herpes; nel caso di disturbi Kapha il colorito del corpo diventa giallastro.

  3. MAMSA: La natura di Mamsa è staticità, pesantezza e untuosità. Origina da due Mahabhuta, Jala e Prithivi, aderisce esternamente alle ossa, e internamente dà forma agli organi del corpo. È responsabile dei movimenti del corpo. Nutre il Dhatu successivo; Medhas.

  4. MEDHAS: Medhas è di aspetto unto e liscio, pesante, denso, morbido e liquido. È di colore giallo e la sua sede sono i glutei, l’interno e l’esterno dell’addome, i reni e le ossa. La sua funzione è di lubrificare e stabilizzare. Nutre il Dhatu che segue.

  5. ASHTI: Ci sono circa trecento ashti nel corpo umano. Sono di natura fredda, dura, stabile e di colore bianco. Tutto il sistema scheletrico, che dà supporto al corpo e lo mantiene eretto, è basato su Ashti. Ashti nutre il Dhatu successivo: Majja.

  6. MAJJA: Majja si presenta come un liquido denso e untuoso. È di colore giallo e leggermente rosso. Risiede nella cavità delle ossa, le lubrifica e dà loro forza. Nutre l’ultimo Dhatu.

  7. SHUKRA: Shukra è il più potente di tutti. Sostiene la vita umana e produce l’energia per creare una nuova vita. È liquido, untuoso, denso e di colore bianco. Nel corpo maschile ha sede nei testicoli e nel pene. Nel corpo femminile è situato nelle ovaie e nel tratto genitale. La principale funzione di Shukra (Virya nell’uomo e Rajja nella donna), è la riproduzione.

 I MALA

Mala indica gli elementi che creano impurità o scorie nell’organismo.
I Mala sono in tutto cinque: Vitta (feci), Mutra (urina), Sveda (sudore), Nakha (unghie), e Romakupa (peli, capelli). Corrispondono al materiale non utilizzato del cibo e vengono eliminati dal corpo attraverso diversi processi e canali. Il Mala del Dhatu Mamsa si presenta nella forma di fluido che viene eliminato attraverso le orecchie, il naso, la bocca, gli occhi, e gli organi riproduttivi. Il Mala del Dhatu Medha è il sudore. Il Mala di Ashti sono le unghie e i capelli. Il Mala di Majja e di Shukra è rappresentato dalle secrezioni grasse della pelle.

IL MASSAGGIO AYURVEDICO

Nell’Ayurveda un posto importante lo prende il massaggio, la più antica di tutte le terapie e, soprattutto il massaggio ayurvedico che pare sia l’origine di tutti i massaggi praticati fino ad oggi.
Il tocco è, fin dai tempi antichi, la forma di comunicazione più efficace, oltre che a essere una tecnica per alleviare le sofferenze fisiche. Per esempio, una stretta di mano è, per noi occidentali, il primo approccio a una persona che non si conosce. Una madre strofina, o comunque tocca, istintivamente la testolina dolorante che il figlio ha battuto, in questo modo lo solleva dal dolore. Non c’è l’uso di una tecnica precisa. L’azione nasce spontaneamente.
Nel corso dei secoli le varie esperienze spontanee e quelle scientifiche sono state codificate in un massaggio elaborato e mirato. Oggi, il massaggio ayurvedico attiva e stimola, attraverso la manipolazione, in modo profondo, i canali energetici. Migliora le funzioni degli organi interni, il sistema ghiandolare, linfatico e così via; inoltre mantiene in equilibrio gli elementi che costituiscono tutto l’organismo in modo da instaurare uno stato di benessere.
Si utilizza per curare ma, soprattutto, per prevenire.
Le tecniche, le manualità devono essere adeguate alle caratteristiche individuali osservabili nei riceventi o, in caso di malattie, sulle cause che presentano. Sia per il sofferente, il massaggio ayurvedico è un ottimo strumento di benessere ed equilibrio, rimuove blocchi fisici ed emotivi, e risolve molti problemi psicosomatici.

Preparazione:

Premesso che il massaggio è uno scambio di energie, il terapeuta che lo esegue deve essere il più possibile calmo, equilibrato, in una posizione comoda con la schiena diritta, avere una respirazione profonda e regolare.

Il massaggio deve essere eseguito con consapevolezza in un ambiente chiaro e pulito, profumato, con una temperatura confortevole. Diffondere una dolce musica aiuterà il ricevente a rilassarsi. La recitazione di un Mantra appropriato e un atteggiamento positivo completerà la preparazione del donatore.    Emy Blesio