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RAMAYANA E MAHABHARATA

RAMAYANA
(la leggenda di Rama e Sita)

prodotto e diretto da Ramanand Sagar

L’antico poema epico indiano scritto in lingua sanscrita. Composto  di 24.000 sloka, intorno al 500. a.C., consta di 7 libri, di cui il primo e l'ultimo aggiunti posteriormente. Narra le imprese di Rama (avatara del dio Vishnu), il primogenito del re Dasaratha di Ayodhya, che dopo aver vinto una gara di tiro con l'arco, sposa Sita, la bellissima figlia del re di Videha. Per realizzare due desideri della seconda moglie, il re Dasaratha revoca la designazione di Rama come suo erede e lo invia in esilio per quattordici anni per far salire al trono il figlio Bharata avuto dalla seconda moglie.
Rama così si ritira nella foresta con la sposa Sita e il fratello Lakshmana. Ma Ravana, il re di Lanka, e identificato come il re dei demoni dalle 10 teste, rapisce Sita. La porta con sé nel suo regno, la remota isola di Sri Lanka.
Rama, alleatosi con il popolo delle scimmie, e aiutato da Hanuman, il dio scimmia, riesce a trovare il luogo dove la moglie è tenuta prigioniera e, passando sul ponte costruito con alberi e rocce dal popolo delle scimmie con l'aiuto del re del mare, arriva sull'isola e uccide Ravana liberando la bellissima Sita.
Ritorna in seguito a Ayodhya dove si riprende pacificamente il trono, ed esercitando il potere insieme con il fratellastro Bharata che gli è devoto.
L'opera è molto popolare in India ed è stato oggetto di molte traduzioni e rifacimenti, che hanno dato origine a una ricca letteratura collaterale, soprattutto drammatica.
Qui presentiamo la versione programmata a puntate dalla televisione indiana.



Il grande poema epico
MAHABHARATA 

Prodotto e diretto da B.R. CHOPRA & RAVI CHOPRA
per la televisione indiana
dvd
 
Nell’Induismo esiste una distinzione fra i vari tipi di testi sacri. Alcuni fanno capo all’insieme di scritti denominati shruti vale a dire testi “rivelati” (dalla radice sanscrita - sru - udire), che sarebbero stati “uditi” e scritti appunto dagli antichi veggenti (rishi). Di questi testi fanno parte, oltre alle quattro raccolte (samhita) dei Veda altri testi come le Upanishad o gli Aranyaka e altri.
In una seconda categoria, denominata  shmriti (parola che deriva dalla radice - smr - che significa ricordare), vi sono opere, tra cui il Mahabharata, che non sono state direttamente rivelate, ma traggono origine dalla “memoria”, dalla “tradizione” religiosa: la shmriti è, infatti, il ”ricordo" di quella verità che fu “udita” un tempo dai poeti o veggenti e raccolta nei Veda.
Frutto dell’opera di compilazione di antichi saggi come Vyasa, Narada, Angiras e molti altri, i testi della shmriti costituiscono un complesso immenso di opere spesso molto diverse per contenuti e caratteristiche; esse comprendono i sei Vedanga, “membra”, cioè testi ausiliari del Veda, una lunga serie di Dharma-shastra, opere dottrinali sul dharma, i Purana, testi “antichi” per eccellenza, gli Agama, scritti “tramandati” delle tre grandi religioni dell’Induismo (Vaishnava, Shaiva e Shakta), gli Itihasa, antiche storie, prima fra tutte il Mahabharata, gli Upaveda o Veda “minori” come la medicina (Ayur-veda), la scienza del tiro con l’arco (Dhanur-veda), la musica (Gandharva-veda) e infine le opere che illustrano i sei darshana, o “visioni”  della realtà. Fra queste ultime figurano i testi classici dello Yoga.
 
    Che cos’è il Mahabharata 
“La grande storia del popolo indiano”
La stesura originale del Mahabharata, in sanscrito, si compone di centomila strofe, che ne fanno la più vasta composizione poetica del mondo.
In forma imprecisata, forse di ballata, il nucleo della storia era già noto nel 1500 a.C. La tensione fra due rami di una famiglia dominante che apparteneva ad una casta guerriera, la poderosa battaglia per la supremazia definitiva, erano vicende ben note prima dell’era cristiana. Molte località geografiche citate nel poema come Hashtinapura o il Kurukshetra, esistono tuttora e si trovano all’estremo nord del territorio indiano.
 
E’ assai probabile che la storia sia stata tramandata, negli anni, oralmente sotto forma di ballate o di intrattenimenti popolari; da tali espressioni trasse origine la prima versione del poema epico, in ventiquattromila strofe, attribuita al saggio Vyasa.
In origine l’opera s’intitolava Jaya, che significa “trionfo” o “vittoria”.
 
Si narra che la stesura del poema sia stata eseguita dal dio Ganesha sotto dettatura del saggio Vyasa:
Quando per grazia di Brahma il Creatore, gliene fu concessa la visione, Vyasa ebbe bisogno di qualcuno che lo trascrivesse mentre egli lo andava recitando. Il dio Ganesha accettò l’incarico a condizione che la dettatura non conoscesse pause. L’autore accettò alla condizione che Ganesha comprendesse il significato di tutto ciò che andava scrivendo. Vyasa iniziò a dettare a incredibile velocità e, quando la vena poetica si esauriva lanciava a Ganesha un concetto elaborato e difficile, approfittando della pausa che serviva al divino scrivano per comprenderne il significato, per riprendere con il racconto. La leggenda narra che a un certo punto a Ganesha si ruppe lo stilo, per non interrompere la scrittura, egli si spezzò una zanna e se ne servì per continuare a scrivere. Ecco il motivo per cui il dio Ganesha è rappresentato quasi sempre con una zanna spezzata; una simbolica rinuncia alla bellezza in favore della sapienza!
 
Successivamente l’opera, con il titolo di Bharata, si ampliò. Ogni singolo narratore operò delle aggiunte, nuovi episodi, riflessioni filosofiche, insegnamenti morali, fino a raggiungere l’attuale ampiezza di centomila strofe. (raccolte in 18 “parvan” libri),  In tale forma verso il 400 d.C. assunse la denominazione di Mahabharata.
 
Un fattore che contribuisce a dilatare il Mahabharata è rappresentato dalle discussioni filosofiche, disquisizioni sulla vita e sulla condotta umana esposte dall’uno o dall’altro savio. Un esempio significativo è offerto dalla Bhagavadgita. Nel momento in cui i due eserciti nemici stanno per attaccarsi, Krishna rivela ed elabora (in diciotto canti) la filosofia della Gita.
La battaglia sarà combattuta con ogni mezzo affinché le forze del bene trionfino su quelle del male.
 
 
Chi è interessato a proporre la proiezione dei due grandi poemi nel proprio centro, scuola, associazione può interpellarci al n. 338 3116126